Valdobbiadene Prosecco Sup. Brut Col del Lupo e un tavolo con vista

Ogni ritorno al Salis ristorate Enoteca di Valdobbiadene è un tuffo nel cuore verde del Prosecco Superiore: un ritmico susseguirsi di filari emana luce e porge felicità agli occhi e al cuore. Sei lì per mangiare le buone cose che prepara Chiara Barisan e se hai la fortuna di trovare posto all'esterno, avrai a disposizione un vero e proprio tavolo con vista che fa del cibo e del vino la parte sensibile di un'esperienza estetica. Chiara offre una cucina molto concreta, dove tradizione e fantasia sono ben dosate nel comporre piatti con materie prime territoriali e prodotti di stagione.

La settimana scorsa, nell'ora del mezzogiorno, la vista dalla terrazza era quella di un'abbagliante primavera e si percepiva l'incanto del suo risveglio. Un momento magico che mi ha invogliato a un piatto "al verde": uno splendido risotto con gli "sciopet" e robiola.  

Come accompagnamento, dalla carta dei vini ben centrata sui vini del territorio, ho scelto il Valdobbiadene Prosecco Superiore Brut che avevo assaggiato qualche giorno prima a Vinitaly, da Giulia e Marco Rosanda dell' Azienda Col del Lupo , facendo loro visita allo stand nello spazio della F.I.V.I.  Son bravi questi due giovani fratelli che conducono l'azienda familiare a Vidor,  percepisci, parlandoci, una grande passione ed entusiasmo.

L'abbinamento con il risotto era perfetto: fresco e leggiadro, il vino ha preso parte alla sinfonia primaverile offerta al gusto e alla vista e mi è piaciuto molto. Un vino sottile che sussurra di fiori bianchi e mela gradevolmente acidula e però non fugge al palato, ma resta a farti compagnia nella bellezza di quelle rive. Così,  alla fine della bottiglia,  ancora un po' di più te le fa amare.

Col del Lupo Azienda Agricola Via Rovede 37, 31020 Vidor - Treviso
Tel. 0423.980249   www.coldelupo.it

Salis Ristorante EnotecaStrada per Saccol 52, Valdobbiadene (Tv)
Tel: 0423 900561www.salisristorante.it

 

San Lorenzo 1997 - Fattoria San Lorenzo

Avete presente Miles, uno dei protagonisti del film cult Sideways, nella scena in cui beve con soddisfazione in un fast food un Cheval Blanc del Sessantuno?

Vabbè, non verso il San Lorenzo Novantasette di Natalino Crognaletti in un bicchiere di carta ma l'esperienza è più o meno quella: aprire un grande vino - diciamo non esattamente cheap - in un giorno feriale, mentre pranzo da sola, a casa. Aprirlo perché mi va e per  il gusto di scoprire com'è questo verdicchio a diciotto anni dalla vendemmia,  e imbottigliato dopo 110 mesi di affinamento in  contenitori di acciaio e cemento. 

Lo comprai con Mario, il fido consumatore medio, nel 2009 o 2010, non ricordo. 

Ci presentammo a sorpresa a Fattoria San Lorenzo di Montecarotto (An) e mi colpì, Natalino - mai visto prima . Un vignaiolo dalle mani scure di terra, dallo sguardo schietto. 

Lui, quasi schivo, lasciava parlare i suoi vini prima di tutto.  Ci mostrò le vigne di verdicchio, allevate senza irrigazione,  sotto il sole estivo che picchiava forte,  e lui le difendeva con  pacciamature accurate attorno al piede. 

Ricordo d'aver provato la sensazione che in seguito avrei risentito molto meno di quanto pensassi: i suoi vini fotografavano esattamente quelle vigne, quell'uva curata dalle sue mani con una pazienza estrema.

Non sono particolarmente depressa quest'oggi (come lo era Paul Giamatti in Sideways);, non ho nemmeno particolarii  motivi per festeggiare. 

Prendi l'attimo è il mio motto oraziano, quindi vada per aprire il San Lorenzo, qui e ora.

Nell'integrità assoluta, spara effluvi di ginestra, susina matura, timo, basilico. Indenne a un tempo lungo che assomiglia al percorso umano per raggiungere la maggiore età, si distende lungo il palato con una freschezza spiazzante. 

Il verdicchio qui canta una canzone solare, festosa; pieno e sapido, mostra come in controluce gli esiti terziari di un miele d'acacia, e idrocarburo.

Domina il frutto, integro e ammaliante.

Il calore dell'alcol non lo senti, va giù che è un bijou, accanto a un risotto all'onda con zucca al forno, porcini, robiola e curcuma. Un duetto impeccabile.

Ma i 14 gradi ci sono e a un certo punto devi smettere. Lo  ritappi e ti dici che vorrai scoprire domani, quali altre cose ti racconterà questo vino, grandioso eppure semplice, come Natalino.

Pinot Bianco Prunar 2014 - Erste+ Neue

Questo Weissburgunder è stato una delle più belle scoperte degli ultimi tempi. Lo produce la storica realtà cooperativa di Erste+Neue che raccoglie circa 400 soci con 230 ettari di vigneti, in gran parte attorno al Lago di Caldaro.  Si dice che la classe non è acqua. Talvolta però è vino. E qui lo è, per un sorprendente equilibrio tra finezza olfattiva e una beva tonica e quasi rinfrescante. Agile e appagante la beva. L'ho accompagnato molto bene con un risotto carnaroli alla zucca, Castelmagno e mandorle tostate.

Eccellenti anche gli altri bianchi, in particolare il Sauvignon Blanc Stern 2014 e il Gewurtztraminer della Linea Puntay 2014.

Soave Classico La Froscà 2010 - Gini

frosca

Ho aperto questo Soave Classico ( in formato magnum) durante la cena del mio recente compleanno.

Un vino dalla luce adamantina che mostra all'olfatto e al gusto un ventaglio di espressioni della garganega bevuta oltre l'annata: dalla ginestra, alla pesca gialla, agli accenni d'idrocarburo e con il sale e la freschezza nel lungo finale.

L' ho bevuta assieme agli amici, con la sensazione di aver avuto un privilegio e di averla aperta nel momento di massimo splendore.

Cose che accadono quando si dà tempo ai migliori Cru del Soave di raccontare una storia. 

E qui c'è davvero la storia del Soave e delle vigne di garganega che Sandro e Claudio Gini non hanno mai sostituito: sono ancora quelle curate dal grande padre Olinto. 

Alla tua memoria, Olinto, oltre che ai miei appena doppiati sessant'anni.