Giglio tra roccia e mare - i vini eroici dell'isola

La mia degustazione top di Vinitaly  n. 58  stata sicuramente quella dedicata ai vini  dell’isola del Giglio, tenuta Leonardo Romanelli, grande comunicatore enogastronomico fiorentino che seguo da un bel po’. Con lui s’è scoperto un piccolo mondo enologico affascinante e sorprendente. Apprendiamo innanzitutto  che un tempo l’isola contava oltre 500 ha di vigne e che ora ne conta solamente 35: un patrimonio viticolo  a rischio che oggi un manipolo di 8- 9  produttori conserva e cura con  coraggio e dedizione. La viticoltura è eroica, su piccoli appezzamenti con forti pendenze e con le vigne sostenute da muretti a secco. Tutto di fa a mano con un lavoro che raggiunge anche le 1.600 ore anno. La varietà è l’ansonica (detta in loco ansonico).

I vini assaggiati:

BIBI GRAETZ Testamatta Bianco 2025

PARASOLE Strulli  Ansonaco 2024 Bianco Toscana IGT

FONTUCCIA  Caperrosso Ansonica 2024 Costa Toscana IGT

TENUTA ISOLA DEL GIGLIO 2022  Scoglio Nero Ansonica Bianco Toscana IGT

CASTELLARI ISOLA DEL GIGLIO  Calzo della Vignia 2022  Ansonica Toscana IGT

Freschezza di erbe aromatiche e anima rock nel giovanissimo Testamatta che vede acciaio e legno. Mineralità  della pietra che s’asciuga, albicocca e susina nel giovane  Capperrosso prodotto in solo acciaio. Anche lo Strulli di Parasole è un 2024 ma proprio qui inizia la sorpresa: Milena Danei lo tratta come un rosso, con macerazione  sulle bucce per almeno  20 giorni interpretando così la tradizione storica della produzione del vino direttamente in vigna - viste le difficoltà logistiche della raccolta - mediante l’uso di manufatti in pietra simili agli antichi palmenti. Denso, con lieve percezione del tannino, è elegante nel suo incedere di erbette officinali. Io che con I macerati vado in genere poco d’accordo, l’ho adorato per la sua intensità, accompagnata da una una impeccabile purezza olfattiva.

Non sono stati da meno gli Ansonico con qualche anno in più.

Lo scoglio nero , che prende il nome dai lacerti di ematite ferrosa presenti sulla terrazza vitata di un ettaro, è di un ambrato profondo, con cenni floreali è un frutto evoluto di albicocca secca e miele. Stratificato e di bella pienezza al palato. Si termina con il Calzo della Vignia, presentato da Simone Ghelli che guida il manipolo di produttori dell’isola. Qui la macerazione è più spinta, 4 mesi in acciaio, poi maturazione in tonneau per 6 mesi e affinamento di 24 in bottiglia. Colpisce per l’integrità olfattiva e la piacevolezza di beva: sottili richiami floreali di zagara, poi pesca e frutti tropicali. Simone  e Desy  curano i diversi  piccoli appezzamenti ricavandone 2500 bottiglie. Sorprendente anche l’abbinamento  di questi Ansonico macerati con  un prodotto tipico dell’isola, la Tonnina del Giglio, ovvero la ventresca di tonno messa sotto sale e poi ammorbidita nell’olio e condita con cipolla rossa, pomodoro e basilico.

Grazie di cuore Leonardo!