Soave Stories: un bel riassunto che pone qualche domanda

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Sono stata a Soave Stories il 17 e 18 maggio, un evento che è giunto alquanto inaspettato, dopo la scelta consortile di spostare la consueta Anteprima da maggio a settembre, in concomitanza con il Soave Versus. Una decisione- quest’ultima - molto saggia poiché permetterà di poter apprezzare il Soave  dell’annata in corso nel momento più adatto, dopo qualche mese di sosta in bottiglia.

Senza l’anteprima primaverile, è probabile che il vulcanico direttore Aldo Lorenzoni, abbia “riempito il vuoto” con l’idea di questo nuovo format che egli stesso definisce “dinamico”.  “Soave Stories -racconta - è l’occasione per comunicare senza mediazioni legate a stagionalità e interpretazioni enologiche, i punti di forza e d’identità della nostra denominazione”.

Destinatari del nuovo evento (a numero chiuso) sono stati una sessantina di giornalisti e operatori in gran parte provenienti dall’estero.

Ho seguito la storia della denominazione  dai primi anni Duemila e dunque, quest’evento mi è parso una sorta di riassunto delle tematiche affrontate e approfondite nelle dinamiche iniziative del Consorzio in tutti questi anni: Soave Wine Top, Soave Days, Tutti i colori del bianco, Vulcania, Soave 3D, Wolcanic Wines e Soave Preview. 

Si è parlato, infatti, di zonazione, presentando alcune delle 33 Menzioni Aggiuntive in via di approvazione, in una degustazione guidata da Kerin O’Keefe di Wine Enthusiast, si sono festeggiati i dieci anni del progetto Wolcanic Wines, con una degustazione alla cieca di vini da territori vucanici italiani ed esteri tenuta da John Szabo e si è parlato d’identità storica e produttiva del territorio in un aoprofondimento sulla varietà trebbiano di Soave, con l’agronomo Ermanno Murari e l’enologo Paolo Menapace

Si è trattato di un riassunto che mi è parso utile soprattutto per gli invitati stranieri, magari arrivati in zona per la prima volta.

Una nota a parte merita l’evento Soave Seven che ha dato il via alle due giornate: una trentina di produttori hanno presentato uno o più vini di due diverse annate, una recente e una prodotta almeno 7 anni prima. 

Sulla longevità del Soave s’è parlato molto e degustato molto, a partire dalle prime ediizioni di Tutti i colori del Bianco (inizio anni Duemila) evento che  ospitò per più di qualche anno un bel confronto tra il Soave e altri vini bianchi italiani. Forse per questo ed anche perché si è parlato del trebbiano di Soave (parente del verdicchio), erano presenti a Soave Seven alcuni produttori di Verdicchio,  vino che in tema di tenuta nel tempo ha sicuramente molto da dire.

L’evento Soave Seven era aperto al pubblico (e va ricordato che la prima edizione si è svolta lo scorso anno in un contesto alquanto diverso; leggi qui il post): lodevole quindi permettere ai consumatori di scoprire che il Soave può dare soddisfazione nel tempo, ma mi pongo alla fin fine una domanda: i consumatori sono pronti a chiedere al ristorante o a comprare un Soave che non sia dell’ultima annata?  Insistiamo pure sulla longevità, ma ben consci che l’esperienza di apprezzamento di annate vecchie e molto vecchie è circoscritta probabilmente a pochi colti estimatori, visto che quelle bottiglie non sono, almeno fino ad ora, disponibili sugli scaffali.

Dopo una ventina d’anni di esperienze notevolissime di approfondimento su ogni aspetto legato al vino Soave e il raggiungimento di traguardi importanti come la nomina a “primo paesaggio rurale di interesse storico” o il riconoscimento di “Patrimonio agricolo globale” da parte della FAO, credo che sia arrivato il momento di approfondire anche aspetti  più strettamente economici.

Come sta il Soave sui mercati, quelli esteri e quello interno? Qual è il suo posizionamento? Qual è la percezione del vino Soave tra le diverse tipologie di consumatori, quali le occasioni di consumo e il posto nelle carte dei vini?  E via dicendo. Sono domande alle quali potrebbe rispondere una seria e approfondita indagine, commissionata a un’agenzia esterna specializzata.

Mi sbaglierò, ma l’analisi della “dimensione mercantile” è il colore che manca al bel quadro del Soave, il classico (grande) vino bianco italiano.