Soave Versus 2017: il mondo del Soave è giovane, dinamico, aperto

Soave Versus 2017: il mondo del Soave è giovane, dinamico, aperto

Si è chiusa con un successo consolidato (4.000 presenze, 54 aziende e 200 vini) la diciottesima edizione di Soave Versus. Ai banchi  dei produttori tanti giovani che rappresentano le nuove leve di una denominazione storica che mostra un  rinnovato dinamismo e  l'apertura a tutti gli interpreti e le idee. Per un'immagine sempre più forte del Soave, il grande vino bianco classico italiano.

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Il Soave e lo screwcap

Benedetto il tappo a vite!

All'anteprima di qualche giorno fa c'erano due Soave tappati con questa chiusura ch'erano proprio buoni.

Il primo era un 2015, il Soave doc U.P.  Sono le iniziali di Umberto Portinari, che lo produce a Brognoligo, in Val d'Alpone, mettendoci per l' 80% garganega proveniente dal vigneto Le Albare e per il restante 20% quella del vigneto il Ronchetto. Per la verità avevo scoperto la novità di questa etichetta qualche giorno prima, ad una manifestazione in provincia di Treviso. In quell'occasione, Umberto mi ha raccontato di come i figli Maria e Silvio avessero vinto le sue resistenze, convincendolo a produrre un Soave "Entry-Level" che fosse semplice ed immediato in tutti i sensi, compresa la chiusura.  Gli ho fatto i complimenti: questo Soave ha una freschezza invidiabile, garganega che parla, potremmo dire. C'è una piccola chiusura nei profumi all'inizio, ma lasciandolo un attimo nel bicchiere, ecco che arriva il frutto croccante e un bell'allungo, con il finale tipico e leggermente amarognolo della mandorla.

Il secondo è il Soave doc Danieli 2010 di Fattori che ci è stato servito durante l'interessante degustazione "Il Soave alla prova del tempo". Che fosse tappato con lo screwcap, lo si è saputo soltanto alla fine della degustazione: ha mostrato una tenuta invidiabile, profumi agrumati e di frutta gialla, finale lungo e quasi salato. Gioventù da vendere. Peccato fosse sotanto una prova sperimentale di Antonio Fattori, per testare questo tipo di chiusura rispetto alle altre.

C'è da chiedersi perchè i produttori del Soave non siano più coraggiosi e non ve ne siano molti di più, sul mercato, di Soave con lo screwcap; tanto più che il disciplinare permette questa chiusura a vite non soltanto per il Soave doc, ma anche per il Classico e il Superiore.

Tra i pochi che ricordo ci sono il Soave di Leonildo Pieropan, che usò già anni fa questo tipo di chiusura per il mercato americano, quando ancora non era permessa sul Soave Classico - e dovette perciò classificarlo a doc -  e il Soave doc Otto di Graziano Prà.

Se ve ne sono altri, si tratta di una scelta per i mercati esteri e iSoave con questa chiusura alternativa al sughero non arrivano sugli scaffali italiani. 

Lo ripeto, bravo Umberto Portinari:  spero che molti lo prendano ad esempio.