Rinascita

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Incredibilmente, questo (wine)blog è fermo da un anno e mezzo. Più o meno dai giorni che hanno visto l’inizio del grande incubo mondiale del Covid19. Tanti, troppi giorni, in cui la paura, l’incertezza e soprattutto il forzatou cambiamento del nostro vivere hanno - a mio parere - irrimediabilmente mutato lo sguardo sul mondo, sulle cose e sulle persone.

Il mio sguardo senz’altro.

E dunque, oggi compio 67 anni e la data la segno con un cerchio rosso nella mia mente e scrivo il pensiero che mi ha accompagnato in questi mesi: il tempo davanti a me è molto più breve di quello già vissuto, bene o male, o mediocremente? Non so.

E ho ora consapevolezza che non ci sono più appelli e non ho più tempo da perdere.

Assieme all’altra consapevolezza - forse solo tutta mia - che il mondo non sarà mai più quello di prima e comunque, se mai tornasse ad esserlo, io non farò in tempo a rivederlo tale.

Me la impongo, quasi, una rinascita per il tempo che mi resta e proprio in questo giorno ch’è stato divertente e rilassato, pieno di messaggi e doni di tanti amici.

Muterà questo blog e il vino ci entrerà come tra le pagine di un diario, con i colori e il senso che trovo in questo particolare di un quadro di Chagall visto nell’ottobre scorso a Rovigo (Mostra “Anche la mia Russia mi amerà”) n un giorno tra gli ultimi di libertà, prima del secondo “mondo chiuso” dell’inverno.

Vino che celebra amore ed amicizia, che basta una tovaglia nell’erba e un bicchiere da bere assieme per essere felici.

Questo è anche un grazie a tutti coloro che oggi mi hanno augurato Buon Compleanno.

Particolare da “ La Passeggiata” - Marc Chagall

Museo di Stato Russo - San Pietroburgo.

Il Catalogo Proposta Vini 2020: incontri, scoperte e una lettura

Il Catalogo Proposta Vini 2020: incontri, scoperte e una lettura

Proposta Vini e il team di Gianpaolo Girardi si confermano come una delle realtà più dinamiche e particolari della distribuzione italiana. Tante sorprese e riconferme per chi ha partecipato alla Presentazione del Catalogo, edizione 2020.

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Bardolino Classico Tacchetto 2018: è un caso?

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Mi è spiaciuto quest’anno non poter partecipare alla due giorni dedicata al Bardolino e al Chiaretto e leggo quindi con piacere qualche cronaca dell’evento che, per quanto riguarda il Bardolino, è giunto alla seconda edizione e vuole fare il punto sul progetto BardolinoCru, mettendo in luce le caratteristiche del nuovo rosso gardesano, prodotto nelle tre sottozone storiche Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna.

Leggo, dunque sul sito winemag.it, questo post a firma Davide Bortone, in cui si scrive di “un caso Guerrieri Rizzardi” in questi termini:

“Il segno che quella dei “cru” sia molto più di una trovata di marketing risiede (anche) nella bocciatura dell’etichetta di una storica cantina della zona, come Guerrieri Rizzardi.

Il legno grande è ammesso per l’affinamento dei vini della sottozona, ma a livello organolettico i sentori ‘vanigliati’ non devono sovrastare il corredo: cosa che si verifica nel Bardolino “Tacchetto” della nota winery di Strada Campazzi, che non potrà dunque fregiarsi del “cru” Monte Baldo nell’ultima annata in commercio.”.

Ohibò, mi sono detta, questa non me l’aspettavo. Perché se c’è un Bardolino che prima di altri ha “precorso” e “percorso” la strada della valorizzazione del concetto di Cru, quello è proprio il Tacchetto che viene prodotto ( credo da ben oltre un decennio) con le uve dell’ singolo vigneto di Cavaion, su terreni calcarei di origine morenica che insistono, appunto nella sottozona Montebaldo. E lo scorso anno, alla prima edizione di BardolinoCru, l’avevo annotato qui, come una delle più espressive interpretazioni della stessa.

Sicuramente la commissione interna che attribuisce il “ bollino” della sottozona (cosa che non ha ufficialità ma serve a preparare il terreno a un cambio di disciplinare che ancora non ha terminato il suo iteri di approvazione) ha fatto il suo serio lavoro che non mi permetto certo di criticare.

Aggiungo però, in relazione a quanto ho letto, che sicuramente il Bardolino Classico Tacchetto non è un caso per la bocciatura dovuta ai troppi sentori vanigliati causati dal legno.

Il Tacchetto, da sempre e anche in quest’annata, non vede legno alcuno, né in fermentazione ( acciaio) né in affinamento (acciaio e cemento). Sono più propensa a credere che sia stato un vino scomposto da un recente imbottigliamento, dove il merlot abbia marcato i sentori più che in altre annate. Le varietà rosse non aromatiche e non autoctone ( come sono invece corvina, rondinella, molinara e corvinone) sono d’altronde ammesse ancora dal nuovo disciplinare, nella misura fino al 20% del totale, con un limite massimo del 10% per ogni vitigno. E dunque, il 10% di merlot che concorre al Tacchetto non ne fa di certo un caso. Diciamo che ora ho un motivo in più per assaggiarlo,